Sembra che, mentre vivono, gli esseri umani non riescano a pensare ad altro che a una cosa: perché? I perché comprendono: perché sono qui? – perché esiste qualcosa invece del nulla? – e molti altri PERCHÉ…
Siamo ossessionati dai PERCHÉ. Abbiamo costruito la nostra conoscenza grazie a tanti PERCHÉ, e continuiamo a migliorare grazie alle risposte che troviamo.
Ne consegue logicamente che chiedere perché sia, da una prospettiva evolutiva, una capacità «utile ma non indispensabile». Chiedere perché ci porta a comprendere un fenomeno e, se lo comprendiamo, possiamo sfruttarlo.
C’è però un problema: alcune domande potrebbero rimanere senza risposta. E questo non ci piace.
Cerchiamo di inventare artificialmente alcune di queste risposte. Attribuiamo un significato dove non ce n’è alcuno. Perché è sbagliato?
- semplifichiamo troppo
- ci mettiamo sulla difensiva
- costruiamo su presupposti falsi
pausa.
Possiamo provare a osservare i nostri pensieri con maggiore attenzione. Tra i sintomi del fatto che stiamo ponendo i PERCHÉ sbagliati nella nostra vita ci sono:
- rimugini su un PERCHÉ senza trovare una risposta né avvicinarti ad essa
- ti dai delle risposte, ma non hai abbastanza informazioni sull’argomento e non le stai cercando attivamente
- la risposta dipende più da forze esterne che non puoi controllare che da te
Sii consapevole delle tue convinzioni. Presta attenzione alle risposte che trovi, e ancora di più alle domande che poni. Sii disposto a cambiare idea e pronto a imparare da chiunque, ma non credere a tutto.